Con VIVA! e LOCUS la Valle d’Itria fa scuola: l’intervista

Con VIVA! e LOCUS la Valle d’Itria fa scuola: l’intervista

Salento e Valle d’Itria, così vicini così lontani. Non solo perché per raggiungere Locorotondo da Lecce città ci vuole 1 ora e mezza (figuriamoci dal Capo di Leuca), ma anche e soprattutto per scelte di posizionamento culturale che negli ultimi anni hanno sempre più evidenziato il divario. Se il Salento ormai nell’immaginario comune e mediatico rispecchia il modello fracassone gallipolino orientato al turismo di massa (anche se poi nei fatti, per fortuna, non è così), poco più su sono bastati alcuni eventi culturali a far dimenticare il profumo del mare e richiamare un pubblico variegato e più attento al contenuto che al contenitore. Insomma, nonostante anche il Salento abbia le sue isole felici e storicamente vanti esperienze di grande spessore, non c’è però nulla al momento che riesca ad avvicinarsi alla portata internazionale di manifestazioni come lo storico Locus Festival (quest’anno dal 7 luglio all’11 agosto) e la new entry  VIVA! Festival (dal 4 all’8 luglio), capaci di fare scuola non solo in Puglia.

Abbiamo cercato di capire da dove viene questo successo e lo scarto intervistando i direttori artistici Ninni Laterza di VIVA! e Gianni Buttiglione di Locus.

viva festival 2018

INTERVISTA A NINNI LATERZA (VIVA!)

Come nasce VIVA! e perché in Valle d’Itria?
Organizzo concerti e festival da molti anni, era arrivato il momento ed avevamo bisogno di un salto di qualità, di alzare il livello e portare nella nostra terra, in Puglia, in Valle D’Itria e a Locorotondo, qualcosa di respiro più ampio e internazionale. Avevamo la voglia di organizzare un festival che potesse essere all’altezza e competere con i più grandi e prestigiosi altri festival che già esistono da anni nell’area mediterranea. Pensai che l’unico modo per cui tutto questo si potesse realizzare era portare qui da noi il più importante dei festival italiani, in ambito musicale, il Club To Club. Perciò durante un workshop sulla musica organizzato da AUDI Italia in Puglia, nell’estate di due anni fa,Mmi presentai a Sergio Ricciardone, boss del CtC e gli parlai del mio progetto. Sergio entusiasticamente accettò la sfida e da quel giorno è partita la grande e stupenda avventura del VIVA! Festival, che oggi è il frutto di una solida partnership tra la nostra società Turnè e quella di Xplosiva, curatrice appunto del Club To Club di Torino.

Che idea vi siete fatti del turismo estivo nel Salento e della relativa offerta musicale? Cosa secondo voi ha prodotto questa differenza tra Salento e Valle d’Itria?
Io credo che turisticamente parlando il Salento poteva sfruttare molto meglio il momento favorevole partito circa una quindicina di anni fa. Poi dal punto di vista dell’offerta musicale è giusto che ci sia possibilità di scelta. Al di là di tutto o delle preferenze musicali, comunque oggi il Salento rappresenta con la sua offerta artistica e musicale, con le sue discoteche e i suoi club un punto di riferimento nazionale, una sorta di Ibiza italiana.

Può un festival come VIVA! contribuire allo sviluppo economico di un territorio? E lo rifaresti d’inverno?
Certamente sì, tra fotografi, barman, runners eccetera superiamo le centocinquanta unità. Poi c’è tutto l’indotto delle strutture ricettive, dei locali, dei ristoranti, e quello legato esclusivamente a maestranze locali per ciò che riguarda produzioni e logistica. Prenotiamo ogni anno centinaia di posti letto nelle stupende masserie e trulli della nostra zona, ospitiamo decine di personaggi pubblici, influencer, amministratori delegati delle grosse e prestigiose aziende che ci supportano, tutto questo con un impatto d’immagine, comunicativo, turistico e commerciale eccezionali.
La versione invernale la vorremmo certamente realizzare, il grosso problema è la mancanza di strutture adeguate ma come sogno da anni, prima o poi riusciremo a metter su una grande tensostruttura qui in piena Valle d’Itria e chissà.

Da chi è composto il team che lavora al VIVA!?
Come dicevo, da noi di Turnè che curiamo i rapporti locali riguardanti la logistica completa ,e dai i ragazzi di Xplosiva che si occupano di questioni ed aspetti più tecnici, su cui sono molto più bravi ed esperti facendo questo per mestiere dodici mesi all’anno. Io e Guido Savini curiamo la direzione artistica.

Generalmente è molto difficile riuscire a portare un artista straniero di grosso calibro in provincia, soprattutto a sud di Roma. Ora: voi farete fare un tour a Jamie XX in luoghi che spesso sono fuori dalle mappe dei tour. Oltre al mecenatismo, credete davvero che sia possibile decentrare?
Certo che è possibile e lo abbiamo dimostrato in soli due anni, da quando è partito il festival. Ci sono però delle prerogative e delle condizioni affinché si riescano a fare dei grossi colpi come è successo a noi con Jamie XX, Ghali l’anno scorso o Liberato quest’anno. Alla base sono fondamentali la serietà e la professionalità, l’attenzione e la cura dei rapporti umani e professionali, come magistralmente dimostrano da anni di saper fare e portare avanti Sergio e Guido. Poi insieme al grosso know-how di Xplosiva e Club To Club in aggiunta al nostro grande e capillare lavoro sul territorio ci aggiungiamo il nostro vero valore aggiunto che è la nostra terra, la Valle d’Itria e Locorotondo, con i suoi colori, i suoi profumi, il suo sole e con i nostri borghi. È da qui che nasce il mix esplosivo che sta caratterizzando sempre più il grande successo del Viva! Festival.

Rispetto agli altri festival europei estivi, qual è la specificità del VIVA!?
Siamo un festival esperenziale come ho scritto sopra, un festival dove chi viene qui a parte le line-up sempre di livello internazionale, viene a vivere la Puglia e tutti i suoi ingredienti.

locus festival

INTERVISTA A GIANNI BUTTIGLIONE (LOCUS)

Come nasce il Locus e perché in Valle d’Itria?
Nasce quattordici anni fa nel 2005 come una rassegna di concerti ad ingresso gratuito. Tra gli artisti ci suonarono l’ ancora poco noto Bollani, i Negramaro che di lì a poco esplosero e Mauro Pagani. Già tutta la programmazione si teneva nelle piazze di Locorotondo. Come organizzatori (Bassculture) negli anni poco precedenti avevamo già prodotto eventi importanti e ben riusciti alla Masseria Mavù, primo fra tutti il live dei Groove Armada e qualche tempo dopo un concerto magico di Caetano Veloso.

Che idea vi siete fatti del turismo estivo nel Salento e della relativa offerta musicale? Cosa secondo voi ha prodotto questa differenza tra Salento e Valle d’Itria?
Credo che come offerta musicale il Salento abbia promosso tanti eventi importanti e di assoluto rilievo e anche molto prima di altri contesti nazionali. Io personalmente come utente e poi operatore ho avuto modo di “ formarmi” vedendo diversi eventi, ricordo il primo live nel sud italia di Manu Chao a Melpignano, uno strepitoso dj set nel giorno del suo compleanno di Aphex Twin alla masseria Torcito, tre concerti di fila nella città di Lecce dei tre più grandi musicisti brasiliani viventi Caetano Veloso, Gilberto Gil e Maria Betania, una edizione della Notte della Taranta con un incredibile Joe Zawinul, e poi tanti altri dal dj set dei Chemical Brothers al live di Snoop Dog, i Sepultura.
Insomma tanta roba e tutta molto importante e di qualità che se con gli anni fosse stata messa un po’ più a sistema forse avrebbe mantenuto meglio botta. Invece per il contesto della Valle d’ Itria per noi produrre eventi è stato forse più semplice. Prima di tutto nei primi anni del nostro Festival non vi era un’ offerta importante di eventi musicali: avevamo come riferimenti festival importanti e seminali come Pietre che Cantano o AlterFesta entrambi a Cisternino o Experimenta ad Alberobello. Questi festival ci hanno un pò indicato la strada: quella di puntare sulla qualità più che sulla quantità. Abbiamo molto lavorato sulla qualità e poi col tempo è arrivato anche il pubblico e sempre più numeroso e partecipe.

Avete mai avuto proposte o l’idea di fare qualcosa anche nella provincia leccese?
Dal Salento sinceramente no, ma da qualche altro comune della Valle d’ Itria e non solo sì, ma non abbiamo mai voluto tradire quella magica alchimia che si crea tra la piazza di Locorotondo, l’ artista che suona sul main stage e tutto il pubblico presente.

Quante persone lavorano stabilmente al festival?
Durante il festival più di 20 persone, tutto l’ anno in 6.

Può un festival come il Locus contribuire allo sviluppo economico di un territorio? E lo rifaresti d’inverno?
Il Locus è stato tra i principali motori della valorizzazione della città di Locorotondo e delle sue campagne e contrade, tutto però è avvenuto grazie alla capacità sia dei cittadini, ma anche degli amministratori di voler crescere insieme al festival di anno in anno fino ad oggi in una buona armonia. Da qualche anno durante il periodo a cavallo tra Natale e fine anno facciamo delle edizioni winter.