Suborbitale, le nuove leve dell’Accademia di Belle Arti a Lecce

Suborbitale, le nuove leve dell’Accademia di Belle Arti a Lecce

Lo spazio della Fondazione Palmieri ha inaugurato il 9 settembre scorso, per una settimana, una mostra collettiva di artisti giovanissimi. Interessante non soltanto affacciarsi a conoscere quello che è lo stato attuale del panorama artistico emergente del capoluogo, che interagisce nella sua primigenia genesi compositiva, ma anche la singolare cura con cui, il percorso visivo creato, si declina allo sguardo dello spettatore.

Uno spazio tempo, quello costituito, suborbitale, appunto, come il nome che va a posarsi su questa circolarità perfettamente definita, eppure non conclusa come un vertice chiuso.

Cinque giovanissimi artisti, allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Lecce, con la guida e la curatela attentissima e filologica di Chiara Bevilacqua, hanno polarizzato la loro creatività e la loro indagine compositiva, intorno al binario esistente tra assenza e presenza, tra vuoto e colmo.

suborbitale dettaglio ivan romano

Un’interlocuzione lineare e pulita, che non celebra l’autoreferenzialità del semplice o del “less is more” fine a se stesso, sfrenatamente estetico, quasi estatico.

La “formula” concettuale di partenza, attentamente e con una certa spontaneità si flette, divenendo figura, forma materica.

Un variegato e molteplice operato creativo a cui si va incontro visitando la mostra, scandito nello spazio in un impianto unitario, coeso, sebbene ben distinguibile per differenti tecniche e personalità.

L’esplorazione sconfina tra la scultura, ieratica e vacua, con le Madonne Velate di Serena Manca (foto copertina) che  accenna ad una presenza che offusca l’assenza di un preesistente tra le pieghe dei panneggi delle vesti, e l’installazione di Federica Urso, Ophiucus (foto sotto) che forgia la mappatura di una costellazione tra ramificazioni radicate ma svettanti verso l’alto, in una metaforica antinomia di elementi.

suborbitale federica urso

La sperimentazione del linguaggio visivo, ellittico, circolare, in un ritorno infinito, avanza e si scompone nel dualismo poietico di Ivan Romano,  la cui cifra stilistica ed espressiva è un netto tributo al linguaggio classico, in apparente conflitto con il contemporaneo, seme che diviene anello di congiunzione, per quanto apparentemente costrittivo.

La sospensione viene scandagliata dall’iperuranica impalpabilità, dei segni su carta di  Valeria Gaetani, novella entomologa delle arti contemporanee, che fa dialogare il suo tratto di spiccata personalità, con richiami alle scienze naturali.

uborbitale valeria gaetani (1)

Il senso di pausa si poggia ineffabile, sulle fotografie di Daniela Fumarola che sfida il reale e l’immaginifico ad una rottura di limes e confini, abbracciando la poetica della quotidianità nel bel mezzo dello sprazzo soffuso del suo immaginario.

suborbitale dettaglio daniela fumarola

Una convivenza esatta di elementi e input creativi, di intuizioni e di misurazioni di espressività percorribili, una congiunzione che suggerisce allo spettatore non una scelta, ma la vastità del possibile celata dietro il senso del tempo e della sospensione dello stesso. Nessuna contraddizione, solo contrasti che fanno della dicotomia il punto di forza della creazione.

Si ringraziano gli artisti per le foto, nell’ordine: Serena Manca, Ivan Romano, Federica Urso, Valeria Gaetani, Daniela Fumarola.

Lara Gigante