Tu’rat, i misteriosi muretti a secco che catturano l’umidità

Tu’rat, i misteriosi muretti a secco che catturano l’umidità

Oggi parliamo di gente che ha la voglia e la capacità di non fermarsi davanti alle apparenze, di chi scardina la vuota retorica con il grimaldello della ricerca, di chi evita i tuffi onanisti nella storia e nelle tradizioni partendo dal meticciamento per attraversare il divenire di territori, culture e immaginari. E ci sono due buone notizie: trattiamo una realtà delle “nostre parti” e possiamo contribuire anche noi.

Di chi parliamo? Dell’Orto dei Tu’rat, che è un’associazione, ma anche molto di più. È un progetto in cui si concretizzano i desideri, le aspirazioni, la voglia di cambiare di un gruppo di appassionati del fare, del costruire, alla ricerca del Bello e del Giusto. Sapendo come evitare gli spietati precipizi dell’assoluto estetizzante o moralizzante (guardate la bellezza delle loro mani scolpite dalla quotidianità del saper fare artigianale) hanno costruito delle terrazze a forma di mezzaluna nella campagna di Torre San Giovanni di Ugento.

Dal punto di vista paesaggistico già di per sé è stupendo: il fiato rimane sospeso per alcuni secondi quasi come se ci si ritrovasse davanti a Machu Pichu.

Ma è strepitoso quando veniamo a sapere che queste mezzelune costruite con la tecnica dei tradizionali muretti a secco sono esposte per trattenere i venti umidi del Salento; in questo modo riescono a “trasformare in pioggia” l’umidità.

«I venti umidi hanno il loro maggior successo durante le stagioni intermedie, quali fine estate autunno/inverno inizio primavera, conoscevamo il loro percorso nel Salento e due sono fondamentali e cioè il Libeccio e lo Scirocco», racconta Mino Specolizzi. «La forma e l’orientamento delle mezze lune in pietra a secco che avevo realizzato erano studiate in modo tale da consentire una raccolta dell’umidità presente in questi venti, in modo tale da attuare un’irrigazione senza apporto meccanico e consentire di realizzare un orto botanico con tutte le specie autoctone e naturalizzate del Salento. Noi con l’Orto di Tu’rat stiamo procedendo in questa scommessa: negli ultimi tre anni abbiamo piantato oltre cento piante intorno ai Tu’rat e sono sopravvissute quasi tutte, eccezzion fatta per qualche capretta di passaggio e qualche cacciatore “distratto”. Per il resto sono tutte lì turgide e verdi anche in pieno agosto in attesa di ricevere degli altri innesti».

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Il nomadismo culturale è l’elemento forse chiave per capire come sia stato possibile intrecciare l’aridocoltura con la biodiversità, con il coinvolgimento del territorio che può sostenere il progetto attraverso il crowdfunding. «Ora siamo in questa corsa di fundraising che tra l’altro scade il 23 giugno, con il solo fine di organizzare la stagione e coprire le spese vive che ci troviamo ad affrontare continuamente all’interno del parco. Io personalmente credo che il fundraising sia e sarà sempre di più lo strumento di reperimento fondi per le prossime generazioni di sognatori. Questo non dà sicurezza di raggiungere l’obiettivo, ma fa in modo che si provi a fornire un servizio veramente sostenibile alla comunità che desidera partecipare a un progetto, e che pian piano si esca fuori dalla logica che le banche siano la manna caduta dal cielo. In fondo cosa c’è di più esaltante pensare che qualcuno, a me a noi sconosciuto decida di offrire liberamente anche pochi euro per fare sopravvivere un progetto il cui cordone ombelicale è composto esso stesso dalla lotta all’aridità, al procacciarsi l’acqua dalle pietre con un ingegnoso meccanismo che la natura porta con sé fin dalla notte dei tempi».

Allora, ecco dove sostenere l’Orto dei Tu’ratwww.eppela.com/ita/projects/398/le-mezzelune-fertili-che-spremono-acqua-dalla-pietra

Potete, inoltre, partecipare al ricco calendario di iniziative preso L’Orto!

Visitate il sito www.ortodeiturat.it

Angela Greco