Micro tour di Marco Damilano nel Salento per presentare il suo libro su Aldo Moro

Micro tour di Marco Damilano nel Salento per presentare il suo libro su Aldo Moro

Domenica 25 e lunedì 26 marzo il direttore dell’Espresso Marco Damilano tornerà nel Salento per quattro presentazioni, promosse da Io non l’ho interrotta e Conversazioni sul Futuro, del suo nuovo libro “Un atomo di verità. Il caso Moro e la fine della politica in Italia”, appena uscito per FeltrinelliDomenica 25 il giornalista sarà alla Feltrinelli di Lecce (ore 18 – ingresso libero) e, per un monologo/spiegone, al Castello Volante di Corigliano d’Otranto (ore 21,30 – ingresso 5 euro).

Lunedì alle 10 Maglie, l’autore incontrerà gli studenti e i docenti del liceo Leonardo da VinciAlle 14.30, infine, Damilano sarà nella sede di Giurisprudenza nel Complesso Ecotekne (aula R25) di Monteroni per un incontro promosso da ELSA, associazione di giovani giuristi dell’Università del Salento.

Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Nel 1978, l’anno di mezzo tra il ’68 e l’89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque tra diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica – gli ideali e il sangue – e il suo nulla. Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti. Marco Damilano torna su quell’istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della De fu rapito e gli uomini della sua scorta massacrati. Fu l’inizio di un dramma nazionale e di una lunga rimozione. Un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Le carte personali di Moro rimaste finora inedite, le foto, i ritagli, gli scambi epistolari con politici, intellettuali, giornalisti, persone comuni. La ricostruzione della sua strategia e della sua umanità, strappata all’immagine di prigioniero delle Brigate rosse e restituita al ruolo politico di chi aveva capito meglio di tutti l’Italia, “il paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili”, e la debolezza del potere. Dopo l’assassinio di Moro, il 9 maggio, al termine di 55 giorni di tragedia, sono arrivate la morte di Berlinguer, la dissoluzione della Dc, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia. Fino all’ultima stagione, con la politica che da orizzonte di senso per milioni di italiani si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Per questo la voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: “lo ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa”.