“Maledetto e Benedetto” un disco per le afose notti che ci attendono

“Maledetto e Benedetto” un disco per le afose notti che ci attendono

Ogni tanto torniamo ad essere orgogliosi della musica prodotta dalle nostre parti. Non succede spesso ma, per fortuna, succede ancora. Stavolta a dare fiato e speranza al panorama musicale locale è Lucia Manca con Maledetto e Benedetto, un grande album di italo-pop con otto tracce che entrano di diritto nella colonna sonora estiva del 2018.

Lucia Manca è cresciuta in un paesino sfigato della provincia di Lecce, Guagnano, dove da fanciulla voleva fare a tutti i costi la cantante. A dispetto di tutti gli ostacoli che un paese oppone ai sogni dei bambini, alla fine lei ce l’ha fatta – detta così, la storia potrebbe suonare simile a quella accaduta molti anni fa nel paese accanto, Cellino San Marco, ma per fortuna è una storia diversa! Dicevamo, col tempo Lucia ha avuto la fortuna di incontrare un gruppetto di persone con cui costruire una sorta di casa della musica, il Circolo Arci Rubik, centrale nella sua formazione. Qui da un po’ di anni passano tutte le migliori novità della musica indipendente italiana, ma non solo, il posto si segnala anche per le mitiche feste a tema in cui la stessa Lucia si è esibita come cantante di esilaranti cover band occasionali (Tarzanellis, Likfiga, Mansarda).

lucia manca arci rubik guagnano

Tutto ciò ha reso il Circolo Rubik un luogo di ritrovo e di confronto per i musicisti locali che hanno scelto di restare a casa invece di trasferirsi nelle grandi città dove “le cose succedono”. Parliamo dei soliti noti: Populous, Giorgio Tuma, Jolly Mare, Matilde “Davoli” De Rubertis e poi Ivan Luprano e altri, tutta gente con cui Lucia ha stretto legami che vanno oltre la musica e che l’hanno aiutata a forgiare la propria personalità, che oggi ha trovato compiutezza proprio in Maledetto e Benedetto, suo secondo album dopo l’omonimo debutto del 2011.

L’altra fortuna è stata trovarsi a due passi da un grosso studio di registrazione come il Sudestudio, dove il disco è stato registrato e prodotto. Nota di merito per Matilde “Davoli” De Rubertis, musicista e tecnico del suono, che in questi otto brani ha svolto un lavoro eccellente scegliendo con cura gli strumenti e cesellando una grande quantità di tracce sonore fatte di synth vecchi e nuovi, piani elettrici, bassi e batterie vintage.

lucia manca sudestudio

Il risultato è un suono dal forte richiamo agli anni ’70 e ’80 della musica italiana ma che magicamente non suona come un revival. Nelle canzoni sboccia tutto l’amore di Lucia Manca per le cantanti italiane, passando per i mostri del pop come Mina e Berté, ma è anche tutto un omaggio all’italo-pop edonista e romantico di trenta-quaranta anni fa, carico di nostalgia ma non “nostalgico”. Un disco che meriterebbe tanti passaggi nelle afose notti salentine e probabilmente li avrà. Nel frattempo l’artista di Guagnano è già ospite di importanti festival italiani come Miami e Roma Pop Fest.

Siccome tutta questa storia ci sembrava interessante abbiamo chiesto alla diretta interessata di svelarci alcuni retroscena. Nel frattempo, chi ancora non l’abbia fatto, se lo ascolti tutto su Spotify.

Lucia, sembra che stia succedendo qualcosa di grosso con questo disco, potrebbe essere la tua consacrazione. Quando da bambina ti immaginavi cantante era più o meno così?

Mi immaginavo di diventare una star totale come ora può essere Lady Gaga o Beyoncé. Il disco sta andando molto bene, sopra le mie aspettative, ma non credo che succederà nulla di “grosso”. Ad esempio, le radio che passano le hit non passeranno mai un mio pezzo perché la maggior parte di questi hanno i ritornelli che iniziano dopo un minuto e mezzo, altri pezzi invece non hanno un vero e proprio ritornello.

Nella tua recente intervista a Soundwall hai detto che la tua terra non è un’ispirazione di questo album. Quale immaginario richiama allora?

L’ispirazione si basa sicuramente sui luoghi della mia terra, intesa più sul piano affettivo e non su quello paesaggistico-culturale. Ci sono degli immaginari che rimandano a ricordi, sensazioni, esperienze positive e negative che potrebbero essere state vissute nella propria terra ma anche altrove.

lucia manca mare

Con i tuoi amici e collaboratori, cioè Populous, Giorgio Tuma, Ivan Luprano, Matilde De Rubertis condividi, oltre che gli interessi musicali, anche il fatto di ostinarvi a vivere in provincia. È un cordone ombelicale mai reciso che vi aggroviglia, oppure cos’altro vi tiene tutti qua?

Io tutto sommato mi trovo bene qui, soprattutto se c’è anche gente come loro che decide di rimanerci. Oggi credo che grazie a internet e ai social network le distanze si siano un po’ accorciate e se sei bravo (e i sopracitati lo sono) puoi fare buona musica anche su un’isola sperduta nel mediterraneo.

Questa “scena indie” salentina, una decina d’anni fa così promettente poi ha subito delle battute d’arresto, e tuttavia continua a tenersi in piedi, ora anche grazie al considerevole contributo di questo tuo album. Intravedi sviluppi nel musicorama locale?

Difficile immaginare quali possano essere gli sviluppi, c’è sicuramente dell’ottimismo basato sull’esistenza di molti artisti che ottengono buonissimi riscontri in Italia come all’estero. Quindi credo che gli sviluppi saranno tendenzialmente positivi e sempre più costanti.

Personalmente apprezzo molto il drastico cambio di stile dalla vecchia Lucia, più bambolesca, del primo album alla nuova, più cazzuta e sicura di sè, molto più simile a quella delle mitiche feste del Circolo Arci Rubik in cui interpreti le cantanti italiane storiche. È questa la vera Lucia Manca?

Può sembrare strano ma le feste del Rubik mi hanno conciliato con quello stile che poi ho riportato nel disco, soprattutto nel mio modo di cantare. È stato un processo graduale, all’inizio era un po’ per gioco ma ora mi sento a mio agio.