Labels #2. HHabitat Records porta avanti l’hip hop salentino

Labels #2. HHabitat Records porta avanti l’hip hop salentino

Seconda puntata tra le etichette salentine. Dopo Loyal to You Dreams tocca ad HHabitat, una label con sede a Nardò messa su da giovanissimi che hanno mosso i primi passi da discografici quando erano praticamente imberbi. Sono loro e pochi altri che, secondo noi, portano avanti l’hip hop locale con gusto e innovazione. Da quando è nata l’etichetta, pubblicano materiale a raffica, specialmente su internet. Nascono, infatti, come net label ma accompagnano le uscite più importanti anche con il supporto fisico. Recentemente hanno iniziato a organizzare eventi, tra cui il concerto a posti limitati per Illa J, fratello del più famoso e compianto J Dilla.

Una realtà che promette bene e che, speriamo, porti tanti risultati. Abbiamo fatto due chiacchiere con Gianluca (aka Avatar), che ci spiega meglio in che consiste l’attività dell’etichetta.

Quando e come è nata HHabitat Records?
HHabitat Records nasce come un collettivo di amici legati da una passione comune: l’hip hop.  Le prime produzioni HHR risalgono al 2009/2010. Qualche anno più tardi si decide di renderlo una vera netlabel che producesse hip hop, beats, rap e non solo. Ad oggi si contano più di quaranta progetti usciti per l’etichetta che ha avuto negli anni un forte feedback nazionale ed internazionale.

Hip hop a 360° o cose più settoriali?
Siam partiti dal produrre dischi rap e raccolte di beats che rispecchiano i nostri gusti e il nostro modo di fare musica consapevoli di non essere in tanti a capire la vera essenza di questo genere. Principalmente si tratta di cose molto settoriali con ispirazioni dal jazz al soul al funk, legate ad un processo creativo coerente e radicale: dischi in vinile, campionatori, strumenti veri come tastiere, synths, fiati e tutto ciò che non renda innaturale il prodotto finale.

Solo internet o anche su supporto?
La maggior parte delle uscite di HHR hanno sfruttato la visibilità che si può avere oggi sul web quindi in prevalenza abbiamo prodotti digitali che vengono promossi in canali dedicati come ad esempio Bandcamp (un vero e proprio digital store dedicato a musicisti e band), ma alle uscite più ufficiali abbiamo sempre affiancato il supporto fisico (cds, vinili, cassette) che resta sempre il miglior modo di promuovere un’uscita discografica.

Chi sono gli artisti del vostro roster?
Dal momento in cui è stata ufficializzata la label, ad oggi gli artisti che compongono il roster sono:

– Avatar (mc/beatmaker);
– Black Jeekous (Avatar e Nomea);
– Bonbooze (beatmaker/dj);
– Nomea (paroliere/performer);
– Kappah & Bobet (beatmaker/rapper);
– Odeeno & Iken (producers).

In precedenza è stato dato supporto ai lavori di artisti che non fanno parte del roster: Bluesteady TripTik, GSQ, Irhu, Meta, Bainmass, Fulvio Kami, Urto, Wiskiman.

Nei testi si parla di?
Nelle produzioni rap i testi raccontano di situazioni quotidiane e ordinarie con una profonda ricerca del lessico e della tecnica di scrittura maturata negli anni. Spesso si alternano pezzi con ritornelli cantati a lunghe strofe “buona la prima” che ne accentuano la naturalezza e il mood del momento creativo.

Quali le vostre fonti di ispirazione oggi?
Le fonti di ispirazione sono svariate. Dagli artisti che ci piace ascoltare come J Dilla, Slum Village, D’Angelo, A Tribe Called Quest, The Roots, Madlib e tutta la black music contemporanea e passata, a esperienze vissute che danno sempre input per raccontarle e raccontarsi.

E In Italia cosa c’è di buono secondo voi nell’ambito del rap e dell’hip hop? Cosa invece non si può sopportare?
In Italia mai come in questo momento l’attenzione dei media è concentrata su questo genere che non sempre rispecchia la forma originale. C’è tanta gente brava nascosta nelle cantine e nelle stanzette e tanta altra impegnata a rivestire un ruolo di personaggio radio-televisivo. Dare giudizi è sempre relativo! Fare, resta la giusta formula!

Come vi pare la situazione nel Salento dopo un quarto di secolo di reggae hip hop?
Il Salento rimane un punto di riferimento per l’hip hop e il reggae in Italia. Negli ’80 molta gente della zona si è spostata nelle grosse città per dar vita ad un vero movimento culturale che non esisteva. Oggi è un pò tutto vago. Si è perso lo spirito di far “gruppo”, non ci sono più tanti eventi che promuovono questi generi e non si sa bene a cosa è dovuto. Forse dopo tanti anni di reggae music la gente si è iniziata a stancare della solita cosa. Noto un certo disinteresse per tutto ormai. HHR fa sempre il possibile per mantenere alta l’attenzione su questo tipo di musica.

E voi vi sentite integrati nel territorio o alieni?
Siamo degli alieni ben integrati, suggeriscono (ahahah). La gente segue con interesse HHR. Ogni giorno continuano ad avvicinarsi sempre più persone a questo movimento e questo non può che far piacere.

C’è spazio e ci sono spazi per l’hip hop qui, oggi?
In Salento ci sono spazi a sufficienza in cui poter suonare e esibirsi. Il problema è che non sempre ci sono le condizioni necessarie per fare qualcosa. Di gente brava ce n’è e ne conosciamo ma un po’ per mentalità un po’ per altre cause non si riesce a venir fuori. Le crew che rappresentano a testa alta si contano su una mano, ma ci sono.

Chi tra gli artisti locali vi ha influenzato di più?
Sicuramente bisogna citare Resina Sonora, Moddi, Treble, Gopher D, Dj War e numerosi musicisti non solo del nostro genere.

Ultime uscite dell’etichetta?
L’album di Bonbooze – Butterfly, il beattape di Odeeno & Iken – Crater e l’ep di Kappah & Bobet – Luci e ombre.Consigliamo l’alscolto immediato su www.hhabitat.it / www.hhabitatrecords.com !

Per quanto riguarda gli eventi?
Nell’ultimo mese HHR ha organizzato il live di Illa J e lo scorso anno Blu & Exile portando in Salento tre grandi artisti dell’hip hop underground mondiale. I prossimi eventi sono in programmazione.
Un saluto agli amici di Urka online  che supportano costantemente HHR. ;)