ITALIANS WE LIKE: TheGiornalisti (nei giorni della neve)

ITALIANS WE LIKE: TheGiornalisti (nei giorni della neve)

Al terzo giorno di neve in Salento, un evento straordinario quanto l’approdo di Cristiano Ronaldo al Monteroni Calcio, è arrivato il momento di armarsi di coraggio e uscire di casa. Lo stesso coraggio dimostrato da John Snow in Game of Thrones nell’affrontare i Bruti prima e quei gran bastardi degli Estranei poi, antesignani degli zombie di Romero.

Sarà difficile abbandonare il caldo tepore del salotto, l’abbraccio mortale del piumone, la comodità borghese del divano, ma soprattutto lo scorrere frenetico dei post facebookiani: il più ricorrente è quello sulla neve che fa tornare bambini, con tanto di selfie osceno con un altrettanto osceno pupazzo di neve e fango, che ha più un non so che della celebre “cacca di Arale”.

pupazzo di neve salento

Ad accompagnarmi in questi giorni d’insolita empatia con le popolazioni scandinave, che registrano proprio in questo periodo dell’anno tassi di suicidi tra i più elevati in Europa (“evidentemente a loro la neve non fa tornare bambini, ma stimola simpatici istinti di morte” penso), i TheGiornalisti, gruppo romano definiti dai critici musicali imparruccati da giuria di qualità di Sanremo “pop-rock” ed “indie”.

Piccola digressione personale sul tema: con la partecipazione di Manuel Agnelli ad X-Factor in qualità di giudice e lo spot per un noto marchio di abbigliamento low-cost girato da Wes Anderson, penso che il 2016 si sia portato via anche il termine “indie”, oltre a Prince, Bowie e la principessa Leila di Star Wars.

Tornando ai TheGiornalisti, il loro album “Completamente Sold Out” è l’apoteosi della ballad, il genere musicale meno indie in assoluto, con la sua carica di sentimentalismo melenso e di tragici drammi d’amore. Niente a che vedere con la sfrontatezza de I Cani, né con la leggerezza naïf  di Calcutta, fatto sta che insieme agli artisti appena citati, rientrano anch’essi in quella new wave romana che ci sta accompagnando negli ultimi anni.

completamente sold out the giornalisti

L’intenditore di musica radical chic avrà un attacco di orticaria ascoltandoli, io al contrario, da buongustaio della scarpetta col pane per raccogliere il sugo dal fondo del piatto, apprezzo il genere e il tentativo ben riuscito di trollarci tutti con un esercizio stilistico perfetto di finta leggerezza. “Vorrei morire brillo/ mentre ascolto questa canzone/ sfrecciando a duemila sotto a un lampione/ vorrei che il funerale fosse sold out” racchiude in quattro versi il senso dell’album: il racconto dell’amore e della sua fine, di una vita vissuta pericolosamente (Vasco Rossi docet) e della morte che non fa paura, di quel disagio perenne di un’intera generazione di trentenni, disillusi e cinici. L’unica nota di speranza arriva con l’ultima traccia del disco, “Vieni e cambiami la vita” (“Così posso finalmente tornare distratto/ a non aver paura di cadere in un letto che non c’è/  vieni e cambiami la vita/ vieni e cambiamela tu): il tocco di colore nel grigiume di una tela che è la monotonia del nostro tempo.

È ora di spegnere il computer, mentre la voce di Tommaso Paradiso si interrompe bruscamente, indossare il montone anni ’70 rubato dall’armadio di mio padre (altro che negozio vintage!) e affrontare il gelo salentino con una voce nella testa: “Non può nevicare per sempre!”.

Maurizio Giannuzzi