Il pensiero dietro i graffiti di 167 art project nella periferia di Lecce

Il pensiero dietro i graffiti di 167 art project nella periferia di Lecce

Una delle cose migliori accadute nel 2017 leccese è 167 art project, il graffiti event che ha regalato un po’ di sorrisi e colore alla zona 167B di Lecce con quattro murali giganti sulle pareti di altrettante palazzine in cemento. Tutto parte dal più noto writer leccese d’esportazione, Cheko’s, e dalla sua compagna Ania K, fondatori di 167/B street vero e proprio laboratorio dove, di quando in quando, programmano incursioni di arte urbana nel capoluogo salentino, in Italia e all’estero. Gli abbiamo fatto qualche domanda per sapere un po’ come la pensano e cosa li spinge a imprese come 167 art project.

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Come e quando è nata 167/B street?

167/B Street nasce ufficialmente nel 2012 , dopo diversi anni di lavoro nell’ambito del graffittismo e della street art. È già dal 2008 che siamo artisticamente coinvolti in progetti di street art in ambito Nazionale e Internazionale. 167/B Street si trova nel cuore del quartiere popolare di Lecce, chiamata 167B da cui prende il nome, e nasce con l’intento di creare un atelier di artisti urbani che lavorano sul territorio e non solo, come: Chekos’art, Davide DPA (calligrafia e poesia urbana) e Frank Lucignolo (Illustrazione). È anche uno spazio che, nel corso degli anni, ha ospitato e continua ad ospitare altri artisti: Bifido, Opiemme, Niebieski robi Kreski (Polonia), Franko (Albania) James Boy, Farhan Siki, Toni Spinar sono solo alcuni nomi. Abbiamo organizzato mostre collettive, mostre personali, live painting, interventi di vario genere e di diversa grandezza e non solo, oggi all’interno dello spazio c’è anche il laboratorio di serigrafia artigianale.

Qual è stata la vostra formazione etica ed estetica?

Etica: non vogliamo chiuderci ai soliti meccanismi e sistemi, non essere legati a nessuno che potrebbe impedire la nostra indipendenza. Antirazzismo, uguaglianza, vivere e lavorare in mezzo alla gente comune, in quartieri popolari e non solo. Il nostro stile di vita è istintivo, non staccarsi dalla strada, viaggiare, aprire la mente e attraverso la nostra espressione artistica, dare il proprio contributo alla vita sociale, culturale ed artistica negli ambienti con cui lavoriamo.

Estetica: nati dai graffiti anni 90 dai primi graffiti a Milano di Chekos’art, gli anni 2000 e il mondo della street art fatta illegalmente per le strade, in diverse città italiane ed europee. Attraverso una continua ricerca di tecniche, dallo stencil al poster, sticker fino ad arrivare al muralismo e al mondo dell’arte urbana e contemporanea. Ognuno ha il suo stile, Davide DPA utilizza la calligrafia, Frank Lucignolo l’illutrazione, Chekos’art il figurativo e Ania collage e poster. Più siamo e più cambiano gli stili, l’importante è che ogni pezzo artistica abbia un suo contesto e una storia da cui attingere per crescere.

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Un tempo i graffiti erano associati ai centri sociali, a zone urbane mezze diroccate o degradate e di solito esprimevano un certo disagio metropolitano. Ora invece sono più decorativi, abbelliscono palazzi anonimi ma spesso integri, toccano piccoli paesi e anche zone rurali (vedi ViaVai Project a Racale). La street art sta cambiando funzione secondo voi?

Sono già un pò di anni in cui la street art si trova in questa fase, graffiti e street art sono culture nate negli anni 60 – 80 ma possiamo dire con certezza che solo oggi la street art ha avuto un’esplosione come forma d’arte, è entrata ufficialmente nel mainstream. Ci sono migliaia di artisti che lavorano dipingendo muri con grande talento e professionalità. La globalizzazione ha portato il suo, nell’era dei social ci siamo accorti che dietro la street art c’è un mondo. Tanti artisti hanno iniziato per gioco, per sfogare la passione verso il graffito: bomboletta spray, un atto libero e ribelle, hanno realizzato dei piccoli interventi per strada e oggi sono loro a realizzare lavori commissionati da diversi operatori d’arte. Operatori che scoprono il valore della street art quando essa inizia ad avere sempre più mercato e quindi valore, a livello monetario. Ci sono tanti aspetti negativi di questa ascesa della street art, non possiamo di certo fermarci a questo. La gente ha iniziato ad amarla, considerarla come una forma di intrattenimento, dai quartieri popolari alle città più ricche, dai grossi marchi e brand multinazionali, agenzie pubblicitarie, moda. Arte per abbellire, ma quando riesce a “parlare” è ancora più potente! La street art è uno dei più potenti strumenti di comunicazione. Arte senza nessun confine. Per quanto ci riguarda, di un artista, non conta solo la bellezza e la qualità delle sue opere quanto il suo background.

Per il progetto 167 art project vi ha contattato un sacerdote. Ci dobbiamo preoccupare?

Non c’è da preoccuparsi, anche noi inizialmente eravamo un po’ scettici ma bisogna sempre considerare l’ambito territoriale in cui si lavora, parliamo di un quartiere ( la 167B nel particolare) in cui non esiste neanche un bar, gli unici locali aperti sono una farmacia, un forno, un tabacchino, noi e la chiesa. Diventa quindi chiaro che in un contesto del genere la chiesa è vera comunità, centro di raccolta per i giovani e le famiglie, questo ci ha permesso di lavorare in sinergia garantendo una tranquillità alle persone data dal rapporto umano, privo di interferenze. Don Gerardo è venuto a trovarci in studio più volte e da subito ha voluto lavorare insieme a noi per questi nuovi progetti. Due anni fa insieme all’Accademia delle Belle Arti di Lecce, in collaborazione con Chekos’art e Fenix (writer, Taranto), sotto la direzione artistica di Dado (artista writer, Bologna) ha dato il via al progetto “muro che unisce” – oltre 12 artisti di fama nazionale ed internazionale hanno dipinto un muro lungo 260 metri, sempre all’interno del quartiere. La comunità ha risposto molto positivamente al lavoro degli artisti e questo ci ha fatto capire che si poteva fare un passo avanti, In realtà questo è un progetto che avevamo pronto già da anni ma abbiamo aspettato il momento giusto per il quartiere, è stata semplice ed effettiva collaborazione tra diverse realtà. Il nostro obiettivo era quello di creare opere d’arte che rompano gli schemi sociali, stimolino voglia di partecipazione e rispecchino il sentimento diffuso della comunità di quest’angolo di Lecce a sentirsi parte integrante della città e del suo futuro.

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Anche nel sud Italia sempre più spesso ci si affida ai graffiti per richiamare l’attenzione su zone dimenticate. È così anche per la 167 di Lecce, ha bisogno di attenzione?

Tutte le zone hanno bisogno di attenzione, soprattutto se parliamo di zone popolari, colpite da marginalità e devianza, ed è così in tutto il mondo e non solo in Italia. La 167 di Lecce coglie da anni l’attenzione della città ma spesso per i contesti più duri e di risonanza negativa, basta scrivere in google “167 Lecce “ e vedere cosa ne esce a livello di informazione, come la descrivono i media ed internet. La realtà chiaramente è diversa, ci vivono persone che hanno tutto il diritto di vivere bene, dignitosamente e di non essere solo una potenziale manovra elettorale. In questo progetto Comune e altre Istituzioni non hanno in alcun modo contribuito materialmente alla realizzazione, hanno soltanto dato il consenso in termini legali e burocratici, come da ordinaria amministrazione.

Cosa si è voluto esprimere con le opere giganti di 167 art project?

Il progetto era una sfida per tanti aspetti, oggi sappiamo che è andato benissimo, ha funzionato tutto, grazie alla sinergia che si è creata tra artisti, comunità locale e tutto l’ambiente circostante. Non abbiamo scelto un tema per i murales. Abbiamo semplicemente spiegato agli artisti il contesto in cui venivano a lavorare, la storia del quartiere e la nostra attività nel corso degli anni, hanno avuto “carta bianca” e guardando le opere finite è chiarissimo l’intento di voler comunicare qualcosa, la risposta è nelle opere stesse.

167-art-projet-Chekos-Lecce-2017

Chi sono i writers? Come li avete scelti?

Ci sono tanti artisti che avremmo voluto invitare, fin troppi, ma la scelta dipende sempre da diversi aspetti e fattori. Per questo progetto oltre il locale Chekos’art abbiamo invitato Artez (Serbia), Mantra (Francia), Bifido (Caserta) & JulietaXLF (Spagna), con alcuni di loro abbiamo già lavorato insieme per altri progetti all’estero. Apprezziamo la loro arte, lo stile delle loro opere ma li apprezziamo ancora di più a livello umano, come persone, partendo dal background di ciascuno di loro. Volevamo che le 4 facciate fossero realizzate con tecniche differenti e da artisti dal forte impatto visivo.

Il prete è contento dei lavori?

Diciamo che non conosciamo direttamente nessuno che non è contento dell’effetto finale. Per cui possiamo dire si, anche Don Gerardo è contento, “ha portato il bello” come spesso ripete.

La prossima missione in zona di 167/B street? Continuiamo a lavorare senza sosta. Quest’anno svilupperemo progetti ancora più internazionali.