Come trasformare un castello di spettri in un “castello volante”. L’esperienza di Corigliano

Come trasformare un castello di spettri in un “castello volante”. L’esperienza di Corigliano

La buona pratica di usare i beni monumentali come luoghi di cultura si sta diffondendo anche da noi. In particolare, sparsi per la provincia, abbiamo quel tesoro che sono i castelli, un vero paradiso per gli eventi culturali. Ne abbiamo diversi, e per fare più numero potremmo aggiungervi palazzi baronali e ducali e, volendo, le torri di avvistamento e le chiese sconsacrate. Visto così, è un bel patrimonio!

Alcuni di questi luoghi hanno cominciato a prendere vita da qualche anno. Possiamo menzionare quelli di: Specchia (Cinema del Reale), Acaya (ha ospitato Vive Le Cinéma), Lecce, Gallipoli e Otranto (mostre varie), Castro (@t fest), Felline, ecc. Il più attivo di tutti però è il Castello di Corigliano, preso in gestione da tre organizzazioni che in diverso modo operano nel campo della cultura e degli eventi: Coolclub, Big Sur e Multiservice Eco, insieme al Comune di Corigliano d’Otranto.

Dall’aprile del 2017 il castello di Corigliano, per anni abitato da soli spettri, è stato trasformato in un “castello volante”, ossia un luogo fantastico per la creatività e l’immaginazione. Si tratta di un progetto con una programmazione pluriennale in cui sono inclusi la musica, il cinema, l’arte contemporanea, la danza, il cibo, i nuovi mestieri e l’artigianato. Negli ultimi due anni le attività sono state molto fitte. Le organizzazioni coinvolte hanno portato dentro parte delle loro attività e i festival che precedentemente erano ospitati altrove: il festival di comunicazione e giornalismo Io non l’ho interrotta, il festival di musica live SEI (Sud Est Indipendente), il Cinema del Reale, solo per citare i più importanti. 

Il Castello Volante è perciò già un modello, sebbene ancora in divenire. Modello proprio nell’accezione di qualcosa da imitare. Indica la strada per altri esperimenti simili che ci auguriamo possano animare tanti altri comuni della provincia, luoghi, ahinoi, spesso spettrali come i castelli delle fiabe.

In occasione del weekend da paura organizzato intorno alla festa di Halloween (31 ottobre 2019), abbiamo fatto delle domande a Francesco (Big Sur) e Osvaldo (Coolclub) per capirne di più, di castelli, di eventi e di vita in provincia.

castello volante giapponese nader ghavami

Direi che l’esperimento di trasformare il Castello di Corigliano in un castello volante è riuscito. Qual è stato il vero segreto, diciamo la vera anima del successo?

Non so se ci siamo riusciti e ci piace pensare ogni giorno così. Il progetto Castello Volante è in continuo divenire, sicuramente abbiamo iniziato un processo molto interessante, che unisce anime diverse, ragiona e sperimenta in un luogo incredibile con enormi potenzialità ma anche grandi criticità. Il bilancio di questo primo periodo è sicuramente positivo ma siamo ancora all’inizio della nostra visione. Processi come questo possono essere “rivoluzionari” per un territorio ma richiedono molto tempo e molte energie, noi ce la stiamo mettendo tutta ma crediamo sia ancora presto per i bilanci.

Possiamo dire però che quest’anno, in accordo e con la complicità dell’amministrazione di Corigliano d’Otranto, abbiamo scelto di inserire i nostri progetti più importanti nella programmazione estiva del Castello Volante, (Io non l’ho interrotta, SEI – Sud Est Indipendente e La Festa di Cinema del reale), eventi che hanno portato un grande fermento e una presenza di pubblico, artisti, giornalisti e ospiti internazionali, nel Castello e in tutta Corigliano d’Otranto, con delle ricadute importanti, non solo di immagine, ma anche economiche per tutto il territorio.

Quali le potenzialità e i limiti fisici di un castello come location per eventi? Per esempio, cosa succede se alla festa di Halloween qualcuno vomita sul muro del 1500?

Trasferire parte del proprio lavoro all’interno di un Castello è entusiasmante, hai un contatto diretto e continuo con la bellezza. Questa ti stimola, nutre il tuo immaginario di nuove suggestioni, indirizza le scelte.

Allo stesso tempo però un bene così prezioso merita tantissimo rispetto. Tutta la fase di progettazione degli spazi in funzione degli eventi è stata molto lunga e realizzata in accordo con la Sovrintendenza dei beni culturali che ci ha imposto e suggerito le soluzioni più adatte alla salvaguardia del bene. Ogni volta che il Castello si apre al grande pubblico siamo perciò molto attenti a proteggerne la sua “incolumità” e quella delle persone che lo frequentano. Il Castello ha resistito ai Turchi non sarà certo un mal di stomaco a farlo crollare. E comunque i cocktail che serviamo sono sempre fatti con materie prime di qualità.

castello volante festa ph nader ghavami

La strada dell’uso di spazi monumentali per attività culturali è già avviata, ma, a parte il vostro caso, sono tutti eventi spot, senza continuità. Pensate che l’esperimento di un centro di cultura stabile sia replicabile?

Assolutamente si, ma è molto difficile. Quando si intraprendono progetti del genere bisogna avere lo sguardo rivolto a quello che succede nel mondo, alla contemporaneità, prendere esempio dalle buone pratiche di gestione di luoghi analoghi, ma bisogna avere anche i piedi ben piantati nel territorio, bisogna saper leggere il contesto. Siamo a Corigliano d’Otranto un realtà vivace ma pur sempre di provincia, quindi quello che facciamo ha sicuramente una visione internazionale ma non può non fare i conti il tessuto sociale e culturale in cui si propone. Esperimenti come questi sono possibili grazie all’investimento di tre imprese culturali e di persone che hanno trasformato la loro passione nel loro lavoro e che operano sul territorio da decenni. Inoltre è fondamentale la capacità di reperire fondi attraverso la partecipazione a bandi pubblici e il coinvolgimento di sponsor privati.

Abbiamo un limite di pubblico per cui non ci potranno mai essere altri castelli volanti nel Salento?

Il Salento vive ancora il privilegio e la condanna di essere una terra di confine. Questo suo essere periferico soprattutto nel periodo invernale lo penalizza in termini di audience. In questi anni abbiamo stimato che il pubblico interno interessato a un certo tipo di proposta culturale è limitato, non possiamo contare su flussi e su bacini di utenza di altre regioni italiane. Questo ci impone una certa cautela nel fare alcune scelte. Va detto comunque che le cose fortunatamente cambiano e si evolvono così come il nostro rapporto con il pubblico fidelizzato e quello potenzialmente nuovo. Il Castello Volante non vive solo di eventi ma nell’arco di tutto l’anno attrae pubblici diversi: dai visitatori interessati al bene storico architettonico, a quelli che visitano le mostre, dalle scolaresche che vengono coinvolte in laboratori esperienziali, agli artisti che scelgono il castello per i loro progetti di residenza. Ma il castello è soprattutto un luogo identitario aperto alla comunità di Corigliano che ci teniamo a coinvolgere e che invitiamo a partecipare.

castello volante vecchie nader ghavami

Diciamo la verità, sembra che in tutta la provincia chi organizza le cose siano più o meno sempre gli stessi, e in particolare le organizzazioni che ne fanno di più e meglio sono Big Sur e CoolClub, peraltro ora uniti in questo progetto.  C’è una penuria di (bravi) organizzatori di eventi?

Non credo, ci sono tante realtà che operano a più livelli. Semplicemente le nostre realtà hanno scelto in tempi non sospetti di fare della cultura un lavoro. Molto spesso chi si approccia all’organizzazione di eventi lo fa per un breve periodo o magari con un approccio sbagliato. Noi siamo nati prima di tutto il movimento di bandi e sostegno alle imprese culturali che negli ultimi anni la Regione Puglia ha messo in campo. Lo abbiamo fatto con un atteggiamento imprenditoriale oltre che con una vocazione personale. Probabilmente siamo soltanto più visibili perché siamo più strutturati e perché abbiamo dato, non senza grandi sforzi, una continuità ai nostri progetti.

C’è il rischio che questi beni finiscano in cattive mani, amministratori inesperti, organizzatori improvvisati, associazioni retrograde, insomma altri tipi di spettri. E c’è il rischio, alto nei paesi, che se qualcuno se ne impossessa pianti le radici. Meglio che rimangano deserti, o vale il detto “piuttosto che niente, meglio piuttosto”?

Esistono gli strumenti legali per tutelare i beni dalla cattiva gestione, noi per accedere alla gestione del Castello di Corigliano abbiamo risposto a un bando pubblico molto complesso. C’è poi secondo noi una pluralità di visioni rispetto ai luoghi, non esiste un modo bello o brutto di gestirli, quello che a me sembra retrogrado magari risponde a una domanda del territorio a cui a noi non interessa rispondere ma esiste.

castello volante eventi nader ghavami

Rispetto alle aree metropolitane del nord siamo ancora poverelli di eventi e luoghi fighi che fanno eventi. Tipo Milano, Bologna, per restare in Italia. Secondo voi, alla fine della fiera, è un problema?

Come accennato prima, dobbiamo far pace con il fatto che viviamo qui. Ti riferisci ad aree metropolitane con un bacino enorme, con una storia diversa. Noi dobbiamo leggere le potenzialità ma anche i limiti del luogo in cui viviamo e tarare la nostra proposta su questa geografia. È anche vero però che 15 anni fa il Salento era molto diverso, più poverello e con meno ‘luoghi e eventi fighi’ di oggi. 15 anni fa non avremo mai immaginato di ritrovarci ad essere riconosciuti tra le realtà più attive della Puglia. Molto probabilmente c’è un po’ di follia dietro le nostre scelte, la stessa follia visionaria che oggi ci ha portati a bordo e alla guida, almeno per i prossimi 5 anni, di un Castello Volante.

FV

Ph: Nader Ghavami