AltroTurismo: Stazione A Sud Est a Otranto, dimora per viaggiatori

AltroTurismo: Stazione A Sud Est a Otranto, dimora per viaggiatori

È possibile un turismo sostenibile, diverso, lento, culturale? C’è chi ci crede fermamente, come i ragazzi dell’associazione Oikos Sostenibile, che gestiscono un posto delizioso a Otranto. Delizioso e assurdo, visto che si tratta del secondo piano della stazione ferroviaria! Lì dove fino a qualche anno fa si vedevano solo dipendenti della Sud Est, ora c’è una dimora per viaggiatori, artisti, avventurieri, anime in pace, spiriti tormentati o anche semplicemente turisti.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Katia che ci spiega cos’è la Stazione a Sud Est, cosa ci fanno e che idea di turismo hanno in mente.

Un ostello, un b&b, un laboratorio, cos’è la Stazione a Sud Est?

Stazione a Sud Est è uno spazio di condivisione che promuove la cultura della sostenibilità e dell’innovazione sociale attraverso lo sviluppo di progetti dal basso. Ci occupiamo di mobilità sostenibile, turismo consapevole e cittadinanza attiva. Siamo al secondo piano della stazione ferroviaria di Otranto, dopo aver riqualificato l’intera struttura abbandonata da oltre 40 anni. Siamo concessionari dell’immobile pubblico perché abbiamo vinto il bando Mentelocale, per la promozione del riuso dei beni immobili a servizio del Tpl (trasporto pubblico locale), promosso dall’assessorato alle Infrastutture Strategiche e Mobilità della regione Puglia. Inoltre Stazione a Sud est è anche divenuto Laboratorio Urbano avendo vinto il bando Metticilemani, la strategia della Regione Puglia per riattivare, potenziare e mettere in rete gli spazi per i giovani nati all’interno di ex edifici pubblici abbandonati.

Ma si paga?

Tutte le nostre attività, dall’ospitalità ai laboratori prevedono un contributo. Per primi applichiamo il concetto della sostenibilità: ambientale, economico, sociale. Prerogativa essenziale per garantire la stabilità dell’intero progetto Stazione. Ovviamente il costo per ciascun servizio offerto è popolare, accessibile a tutti e spesso applichiamo anche quella che viene considerata la prima forma storica dello scambio commerciale di beni: il baratto.

Chi passa dalla Stazione cosa può fare?

Per prima cosa può godere dello spazio, della tranquillità e della riservatezza di un luogo incantevole, completamente ristrutturato e arredato. Si può prendere parte ai corsi e ai laboratori proposti (da marzo sono già previsti 10 appuntamenti laboratoriali) oppure si può usare lo spazio per proporre, condividere e attivare le proprie idee.

Dove li mandate di solito i vostri ospiti?

Chi passa da Stazione a Sud Est, locale, turista o viaggiatore, sa benissimo che potrà conoscere il Salento autentico, pregi e difetti, senza alcuna maschera e soprattutto lontano dai tour folkloristici.
I nostri ospiti sanno bene che avranno la possibilità di conquistare il proprio tempo immergendosi tra le storie e i racconti: memorie delle comunità. Condividendo saperi ed esperienze.

Che tipo di gente passa da voi?

A Sud est arriva il viaggiatore. Di ogni età e di diversa estrazione sociale e culturale. A Sud Est arrivano gli artisti, i talentuosi, i coraggiosi. Quelli che si sono reinventati una professionalità o che desiderano farlo, partendo da zero, con l’umiltà e la voglia di farcela. A Sud Est arriva chi ha voglia di mettersi in gioco e chi affronta la propria vita con curiosità e determinazione. Chi ha gran entusiasmo e chi coltiva sempre la voglia di fare, di scoprire e di comunicare.

Qual è la vostra idea di turismo, cioè come dovrebbe essere?

Turismo culturale e sostenibilità ambientale. Questa è la nostra idea di turismo: due fattori che cambiano sostanzialmente i termini del confronto su scala locale, ed attivano circuiti comunicativi fondati su presupposti innovativi. Dal 2010 fino ad oggi, dal Gargano fino a Leuca, abbiamo promosso questo tipo di turismo attivando diversi progetti e facendo leva sull’interesse e la motivazione dell’associazionismo, delle istituzioni o semplicemente di gruppi informali. Pensate che nel 2010 eravamo i soli a promuovere un turismo a “bassa velocità”. Non è stato un lavoro semplice. In un territorio in cui abbondano le risorse ambientali, monumentali, paesaggistiche e culturali in genere ma che di fatto esiste un preoccupante scollamento fra ciò che gli specialisti considerano degno di essere tutelato e che, per questa ragione, ha una grande forza attrattiva non solo per gli esperti ma anche al livello del grande pubblico, e ciò che le comunità locali, attraverso l’intervento delle proprie istituzioni, tutelano concretamente.

Per voi può funzionare il turismo oggi considerato “alternativo” o è destinato a restare per piccole nicchie?

Oggi il turismo culturale rappresenta un segmento del mercato turistico in netta espansione. Rientrano a far parte di questo segmento non solo le città d’arte ma anche i paesaggi, le manifestazioni culturali delle comunità locali, il patrimonio eno – gastronomico, e così via. Ma per sostenere questa espansione è necessario diminuire progressivamente il distacco fra i fabbisogni espressi dalle comunità locali, e le esigenze che emergono dall’attenzione degli esperti e degli specialisti. In un quadro di mete turistiche sature ed omologate, che perdono di giorno in giorno potere attrattivo, impostare in questi termini lo sviluppo turistico è il modo concreto per cercare di costruire un futuro duraturo e al riparo dai guasti dello scempio territoriale.

Come andrà questa stagione turistica?

Al nostro collettivo non interessa la stagione turistica ma le stagioni in genere. In cui creare uno sviluppo turistico che sia in grado di diffondersi sul territorio e di costruire dei processi di sviluppo locale virtuosi. Riteniamo sia necessario sviluppare prodotti o servizi destagionalizzati che abbiano la loro specifica sostenibilità, che non rappresentino una minaccia per il territorio e la comunità locale ma piuttosto una coerente e concreta ipotesi di sviluppo diffuso e armonico.

 

Le foto in allegato sono di: Stefano Tamborino, Marianna Siza, Gabriele Antonio Albergo, Rajan Enrico Alfonsi, Alessandro Sicuro, Enrica Chezzi, Julia Effe.